Il vero volto dell’industria del latte

Animal Equality rilascia un nuovo reportage che ha per oggetto l’industria del latte in Italia, un settore che nasconde ai consumatori molti aspetti controversi

Milano, 15/02/2019 - Animal Equality, organizzazione internazionale per la protezione animale, ha recentemente reso pubblico un reportage video che racconta il vero volto dell’industria del latte. 

 

 

 

Le immagini, ottenute grazie al lavoro investigativo di Animal Equality in diversi allevamenti del Nord Italia, mostrano il contrasto esistente tra ciò che viene divulgato dalle pubblicità e quello che avviene realmente all’interno degli allevamenti di mucche da latte, avviate a una fine tragica dopo pochissimi anni di sfruttamento e sofferenze. 

 

 

Alcuni delle situazioni documentate nel video:

 

  • Vitelli strappati alle madri a poche ore dalla nascita
  • Vitelli e mucche in condizioni igienico-sanitarie non adeguate
  • Vitelli a cui viene applicata la pasta caustica in assenza del veterinario preposto
  • Mucche con mastiti e ferite molto gravi
  • Mucche con ferite agli zoccoli coperte illegalmente con lo scotch
  • Mucche costrette a vivere in spazi angusti e sudici, coperte di feci e fango
  • Operatori che praticano iniezioni e controlli sugli animali in assenza del veterinario preposto
  • Mucche “a pascolo zero”, cioè senza alcun accesso ai prati, al contrario di quello che invece viene costantemente mostrato nelle pubblicità delle aziende lattiero-casearie
  • L’automatizzazione dell’intero processo produttivo, alienante e meccanico per animali

 

 

Tutte queste pratiche dimostrano una cosa sola: che l’immagine veicolata quotidianamente non è quella reale dell’industria lattiero-casearia, un settore in cui le mucche allevate artificialmente arrivano a produrre fino a 60 litri di latte al giorno, contro i quattro che produrrebbero normalmente. 

 

 

Questa forma di sfruttamento estremo - in un contesto produttivo come quello lattiero-caseario che denota numerosi problemi economici e di sostenibilità - causa alle mucche enormi sofferenze, in particolare consumando velocemente il loro corpo e destinandole quindi nell’arco di circa quattro anni alla macellazione. 

 

Inoltre, la maggior parte delle mucche allevate in Italia per la produzione di latte e formaggi sono costrette a vivere a pascolo zero, e cioè senza alcun accesso ai prati verdi mostrati invece nelle pubblicità. 

 

«Questo è un aspetto fondamentale, perché anche in questo caso le immagini che vengono divulgate al grande pubblico sono ingannevoli. La verità che si cela dietro questa industria viene tenuta nascosta e passa il messaggio scorretto e parziale che questi animali godano di trattamenti che sono molto lontani dalla realtà quotidiana che sono costretti a subire» spiega Matteo Cupi, Direttore Esecutivo di Animal Equality Italia. 

 

Vi sono altri due aspetti che Animal Equality Italia vuole rimettere al centro del dibattito: il destino dei vitelli e l’impatto ambientale del latte. 

 

Un aspetto poco conosciuto dai consumatori infatti è il destino dei vitelli che nascono nell’industria del latte, un processo che l’industria considera inevitabile. Per garantire infatti la produzione di latte, le mucche vengono inseminate artificialmente e, dando alla luce i vitelli, cominciano così a produrre latte che verrà poi utilizzato dall’industria. I vitelli, che vengono subito allontanati dalle madri per evitare che consumino il latte, verranno poi destinati alla macellazione.  

 

 

«Come se non bastasse, anche l’impatto ambientale di questo derivato è notevole. Uno studio recente dell’università di Oxford ha dimostrato che le alternative vegetali sono molto più sostenibili rispetto al latte vaccino. Al contrario di quello che si pensa quindi, quando si parla di impatto ambientale degli allevamenti intensivi non si fa riferimento solo a quelli di bovini allevati per la loro carne, e anche per questo abbiamo deciso di impegnarci per diffondere il più possibile un’informazione corretta e bilanciata rispetto a quello che viene quotidianamente veicolato» conclude Cupi.