Maina si impegna ad eliminare le gabbie dalla filiera uova

Prima del Natale, la decisione di una delle aziende più importanti del settore dolci da ricorrenza

Continua a crescere a ritmi incessanti il trend cage-free in Italia. 

 

Dopo il recente annuncio di Conad, anche le aziende manifatturiere non vogliono essere da meno. Maina, una delle prime aziende italiane del settore ricorrenza, si è impegnata ad abbandonare l’utilizzo di uova provenienti da galline allevate in gabbia. 

 

L’impegno pubblico, che giunge dopo dialogo dell’azienda con il dipartimento di sensibilizzazione aziendale di Animal Equality, sarà completamente implementato entro dicembre 2020 e ridurrà la sofferenza di centinaia di migliaia di galline. 

 

 

Dopo Balocco, Tre Marie e Paluani, anche Maina - leader proprio nella produzione di panettoni e che esporta in oltre 40 paesi nel mondo - ha deciso di allontanarsi dall’utilizzo delle gabbie per le galline ovaiole. 

 

L’azienda si è impegnata ad esigere che i propri fornitori abbandonino le uova provenienti da galline in gabbia da tutta la produzione a marchio Maina nei prossimi due anni. 

 

Le terribili condizioni di vita delle galline allevate in gabbia sono state documentate più volte da Animal Equality attraverso investigazioni e inchieste negli allevamenti, tra cui l’ultima realizzata in esclusiva con la redazione del Tg2 Una vita in gabbia, un reportage che ha riscosso grande attenzione da parte del pubblico e nel settore alimentare in Italia. 

 

«Le politiche di Maina e delle altre aziende del settore alimentare italiano stanno chiarendo sempre più che non c’è futuro per le gabbie negli allevamenti» dichiara Matteo Cupi, Direttore Esecutivo di Animal Equality Italia. 

 

«Ci auguriamo che altre aziende facciano questa scelta, prima fra tutti Bauli, gigante del settore e concorrente delle aziende sopracitate, che al contrario di Maina, Balocco e Paluani, non ha fatto ancora alcun passo per migliorare le condizioni di vita degli animali coinvolti nella propria filiera» conclude Cupi. 

 

Nonostante eliminare le gabbie non significhi eliminare la sofferenza, queste politiche aziendali costituiscono un grande primo passo verso la riduzione della sofferenza degli animali. 

 

Ma questo genere di decisioni non riguarda esclusivamente i consigli di amministrazione delle aziende. A partire da settembre di quest’anno infatti Animal Equality - insieme a più di 100 organizzazioni in tutta Europa, 20 solo in Italia - si è unita a End the Cage Age (“mettiamo fine all’era delle gabbie”), una campagna internazionale lanciata con lo scopo di raccogliere un milione di firme in tutta Europa e chiedere alla Commissione europea di porre fine all’uso delle gabbie negli allevamenti. 

 

 

Firma anche tu l’iniziativa dei cittadini europei per mettere fine all’uso delle gabbie in tutta Europa!

 

Ma tu puoi fare ancora di più per aiutare le galline e agli altri animali costretti a vivere in gabbia: unisciti alla squadra dei Difensori degli Animali, il nostro gruppo di attivisti digitali che lotta per un mondo migliore per gli animali