Germania: pubblicare le immagini delle investigazioni è un diritto

L’industria della carne non vuole che il pubblico conosca quello che avviene all’interno di macelli e allevamenti intensivi, ma per fortuna i giudici si stanno esprimendo sempre più in favore del lavoro fatto dai nostri investigatori e da quelli delle altre organizzazioni. L’ultima buona notizia arriva dalla Germania, dove è stato sancito il diritto di mostrare immagini raccolte all’interno di questi luoghi, una decisione importante che difende la libertà di stampa e dei cittadini ad essere informati correttamente. 
 

 

 

Tutto ha inizio con la denuncia da parte di Fürstenhof GmbH - una delle aziende di uova biologiche più importanti della Germania - contro la TV tedesca MDR, “colpevole” di aver pubblicato immagini tratte da un’investigazione che mostrava la realtà che si cela dietro l’immagine idilliaca spesso diffusa dalle aziende del settore alimentare, incluso quello biologico. 

 

Infatti, nonostante l’azienda fosse certificata come bio, le immagini mostrate dai giornalisti tedeschi sono devastanti: galline ridotte pelle e ossa e coperte da gravi infezioni - tutti segni di enorme sofferenza chiaramente visibili agli occhi degli investigatori perché i volatili erano quasi privi di piume, un altro segno di malessere e incuria. 

 

 

E come se non bastasse, gli investigatori si sono trovati di fronte a quella che è un’altra scena che ricorre spesso all’interno degli allevamenti: migliaia di galline ovaiole costrette a condividere gli spazi con i cadaveri delle loro compagne che non ce l’hanno fatta a sopravvivere. 

 

 

La battaglia legale 

 

La vicenda comincia nel 2012, quando il canale TV tedesco MDR pubblicò le immagini ottenute grazie al lavoro dell’organizzazione animalista tedesca Animal Rights Watch (ARIWA), che si era infiltrata all’interno di un allevamento di galline ovaiole a marchio biologico facente parte del gruppo Fürstenhof GmbH. 

 

Il verdetto finale però è arrivato solo in questi giorni, con la decisione della corte federale tedesca di Karlsruhe, che ha emesso una sentenza in favore della libertà di stampa e del diritto dei consumatori di conoscere la verità che si cela dietro all’industria della carne e delle etichette commerciali che si fregiano di rispettare in toto il benessere animale. 

 

Dopo la pubblicazione dell’investigazione, Fürstenhof ha cercato in tutti i modi di bloccare la diffusione del servizio: ha fatto causa a MDR per “omissione”, e cioè - secondo il loro punto di vista - di aver diffuso informazioni false e omesso altre rilevanti. 

 

Nelle prime fasi del processo, l’azienda sembrava averla avuta vinta. 

 

Le immagini infatti erano state ottenute tramite investigazione e mostravano una situazione che era, di fatto, considerata in linea con la legislazione europea - nonostante l’evidente sofferenza degli animali coinvolti e le terribili condizioni in cui le galline ovaiole erano costrette a vivere all’interno degli allevamenti dell’azienda.  

 

Ma per fortuna, durante l’appello presso la corte federale, è emerso chiaramente che le immagini ottenute tramite investigazioni sotto copertura sono giustificate e necessarie, secondo quanto stabilito dai giudici. 

 

Le condizioni degli allevamenti intensivi e dei macelli rivelate dagli investigatori di ARIWA e da tanti investigatori di Animal Equality in tutto il mondo dimostrano proprio questo: l’immagine idilliaca mostrata nelle pubblicità dell’industria della carne è quanto di più lontano possa esistere dalla realtà. 

 

 

Inoltre, il giudizio dei magistrati tedeschi ha messo in chiaro anche un altro punto importante, e cioè che pubblicare queste immagini risponde a un interesse pubblico generale e al rispetto della libertà di stampa e di espressione, due dei valori più importanti per la salvaguardia della democrazia. 

 

Ma i magistrati tedeschi non si sono fermati qui. 

 

I componenti della corte infatti hanno messo nero su bianco che le registrazioni fatte durante l’investigazione “informano correttamente il pubblico”, anche perché “la linea editoriale del programma voleva mettere proprio in discussione la produzione massiccia di prodotti animali a marchio bio e la veridicità delle immagini diffuse dalle aziende, che, come mostra il servizio giornalistico, sono in contrasto con la realtà.”

 

Già a febbraio di quest’anno i giudici tedeschi si erano espressi a favore delle investigazioni condotte dalle organizzazioni per la protezione degli animali da reddito. 

 

 

In quella circostanza, un giudice dell’alta corte regionale di Naumburg confermò la legalità delle investigazioni sotto copertura, perché sono l’unico modo per mostrare al pubblico tutte le crudeltà che vengono perpetrate nei confronti degli animali all’interno di allevamenti intensivi e nei macelli. 

 

“Oggi è un bel giorno per la libertà di stampa,” ha dichiarato Joachim Pohl, il consulente legale della tv pubblica tedesca ZDF

 

Ed è un bel giorno per tutti i nostri investigatori, che lavorano senza sosta per mostrare quello che avviene in questi luoghi di grande sofferenza. 

 

Tutto quello che puoi fare per sostenere le investigazioni 

 

È difficile avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: gli animali allevati a scopo alimentare sono costretti a vivere una lunghissima agonia, passando tutta la vita in allevamenti sovraffollati e sporchi, per poi finire poi sui ganci dei macelli, dove verranno uccisi brutalmente. 

 

Ma senza immagini che mostrino ciò che avviene davvero in questi luoghi, le sofferenze di questi animali rimarrebbero nascoste a tutti e non ci sarebbe soluzione. Per questo e molti altri motivi, il lavoro degli investigatori sotto copertura è fondamentale. 

 

Accogliamo positivamente la sentenza tedesca e speriamo che serva a far capire chiaramente che avere a cuore il benessere degli animali non è - e non può essere considerato - un crimine. 

 

La crudeltà e gli abusi sistematici a cui sono sottoposti gli animali in allevamenti intensivi e macelli devono essere mostrati a tutti: per questo i nostri investigatori sono sul campo anche in questo momento, assumendosi personalmente i rischi e le conseguenze di un lavoro così duro e pericoloso.

 

GUARDA ORA L’INTERVISTA A UN INVESTIGATORE INFILTRATO DI ANIMAL EQUALITY