Sfatiamo 5 falsi miti sull’allevamento intensivo

In questo periodo, il dibattito sugli allevamenti intensivi e sull’industria della carne sta ricevendo un’attenzione particolare dai parte dei media. Capita sempre più spesso che argomenti come la sofferenza degli animali o le implicazioni relative ai nostri consumi alimentari vengano inclusi all’interno dei palinsesti televisivi o sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani.

In un contesto del genere, queste tematiche diventano argomento di discussione anche nelle nostre conversazioni quotidiane.

Abbiamo deciso di affrontare e smontare 5 falsi miti o frasi fatte relative agli allevamenti intensivi. Speriamo che queste riflessioni possano tornarvi utili, ma prima di affrontarle una per una, volevamo ribadire una concetto già espresso in precedenza: non importa se veniamo intervistati da una tv nazionale o se semplicemente ne stiamo discutendo con dei conoscenti… ogni volta che parliamo di questi argomenti stiamo rappresentando gli animali. Assumere un atteggiamento arrogante, arrabbiarsi, cadere nella trappola degli insulti e delle accuse nuoce prima di tutto a tutte quelle vite rinchiuse negli allevamenti intensivi.


 

Sono veramente poche le persone che non hanno mai mangiato carne o derivati nella propria vita e se vogliamo convincere della bontà della nostra causa (perché la difesa di vite innocenti è una buona causa!) dobbiamo puntare a coinvolgere i nostri interlocutori, non ad escluderli.

Usate questi argomenti come spunti di dibattito e ricordate che gli animali che state ‘rappresentando’ hanno bisogno di nuovi amici e simpatizzanti. C’è già un’intera industria che li sfrutta, non hanno bisogno di ulteriori nemici.

Il mondo si cambia in tanti ;)

 

1. “Sofferenza e violenza sono casi limite, non riguardano tutta l’industria della carne”

 

 

Alcune aziende possono adottare pratiche meno crudeli rispetto ad altre, avere standard di trattamento degli animali migliori ed in generale un'attitudine al proprio lavoro differente dai peggiori video che abbiamo visto tutti, ma in ogni caso ogni vita spezzata dall’industria passa per un macello. Ogni animale allevato vive una vita più breve di quella che la natura gli avrebbe concesso, passa la sua intera esistenza in una prigione da cui non uscirà se non per andare a morire al macello. Nella maggior parte dei casi lentamente ed ancora cosciente. La definizione migliore per tutto questo è la parola crudeltà.

 

 

2. “Ma da noi tutto questo non succede, gli animali pascolano in campagna”

 

 

Nulla di più falso. Questo mito dell’innocenza dell’industria italiana è pericoloso perché è il più falso di tutti. La maggior parte degli animali allevati in Italia viene allevata al chiuso e vedrà la luce del sole solo il giorno in cui verrà caricata su autocarri sovraffollati per venire scortata al macello. 

L’industria della carne è semplicemente molto abile nello sfruttare molto bene la tradizione durante le proprie campagne di marketing. Non esiste abbastanza terreno in Italia per allevare tutti gli animali richiesti dal nostro mercato in pascoli come quelli che ci mostrano le pubblicità. Il consumo di carne procapite è passato nel nostro paese dai 15.5kg annui del 1910 agli 81.1 kg annui del 2005. Il censimento del 1911 parla di 35 milioni di italiani mentre oggi la popolazione italiana è di circa 60 milioni. A voi i calcoli.

 

 

3. “L’allevamento intensivo è sostenibile”

 

 

Fotografia satellitare di un allevamento intensivo. Mishka Henner, 2013.

Qualsiasi persona in possesso di dati statistici può confermarvelo: l’allevamento intensivo intensivo è il principale responsabile di fenomeni come il cambiamento climatico, la deforestazione, la perdita di biodiversità, l’estinzione delle specie, le zone morte negli oceani o la distruzione di habitat. L'allevamento intensivo è inoltre responsabile di una percentuale tra l'80 ed il 90% del consumo d'acqua mondiale ed i cibi di origine animale sono in generale i cibi con l’impronta ecologica più impattante sul pianeta

Gli allevamenti intensivi sono insostenibili da qualsiasi punto di vista li si voglia guardare.

 

 

4. “Ma la carne fa bene!”

 

 

Nonostante si sia ormai perso il conto degli studi scientifici che attestano il contrario, in molti sono ancora convinti che la carne faccia bene al nostro organismo. Solo per citare qualche caso eclatante: 

• l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la carne rossa lavorata cancerogena

• secondo l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), il nostro paese è fra i peggiori nell’Unione europea per quanto riguarda l’utilizzo profilattico di antibiotici negli allevamenti.

• l’Università Harvard ha collegato le proteine di origine vegetale a tassi di mortalità molto più bassi rispetto a quelli legati al consumo di proteine di origine animale

Fra gli ultimi poi, va citato il lavoro ricercatori della Mayo Clinic: hanno scoperto che, rispetto ai vegetariani a breve termine, l’aspettativa di vita delle persone che seguono una dieta a base vegetale da oltre 17 anni, registra un aumento statistico di ben 3,6 anni

 

 

5. “Ok, ma non possiamo sfamare il mondo intero senza carne!”

 

 

Sei una persona che non tollera le ingiustizie? Bene, cosa ne pensi di fame nel mondo, accesso all’acqua ed in generale dell’iniqua distribuzione delle risorse di oggi? Sapevi che produciamo abbastanza cibo per sfamare 10 miliardi di persone e che, nonostante la popolazione mondiale ammonti a circa 7 miliardi e mezzo, un settimo del pianeta non sa cosa mettere nel piatto ogni giorno?

Le risorse ci sono, ma sono distribuite nel peggiore dei modi. Per fare un esempio: sprechiamo 15.500 litri d’acqua per produrre 1kg di carne di bovino, o 15kg di mangime per produrre 1 solo kg di carne (mediamente).

Mangiare carne significa appropriarsi di risorse che, se suddivise, basterebbero a sfamare tra le 5 e le 9 persone. Più carne mangiamo noi, meno possibilità di mangiare in generale hanno altre persone. L'unico modo per dare da mangiare a tutto il pianeta è ripensare le nostre abitudini alimentari.

 

Sai qual è la bella notizia? Lasciare la carne fuori dal tuo piatto è semplicissimo.

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