Una vita degna di essere vissuta, di Matt Ball

Chiunque voglia rendere il mondo un posto migliore deve affrontare la stessa sfida: quella di aprire il cuore e la mente delle persone a nuove idee.

Dopo averlo tradotto dall'inglese, pubblichiamo oggi questo saggio di Matthew Michael Ball, più comunemente noto come Matt Ball.

Nato il 2 gennaio del 1968, Matt Ball è un attivista americano. Ha fondato Vegan Outreach assieme a Jack Norris nel 1995 ed è stato direttore esecutivo del gruppo per 21 anni. É attualmente senior advisor di VegFund ed ha scritto "The Animal Activist's Handbook" assieme a  Bruce Friedrich nel 2009. Il suo nome è nella Animal Rights Hall of Fame dal 2005.

Prendetevi il tempo che vi serve per leggervi tutto questo piccolo saggio, perché sarà sicuramente una fra letture più interessanti su cui metterete le mani quest'estate.

 

UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA

Come fare la differenza nel mondo di oggi

Chiunque voglia rendere il mondo un posto migliore deve affrontare la stessa sfida: quella di aprire il cuore e la mente delle persone a nuove idee.

indice:

1. Prefazione

2. Principi dell'Attivismo

3. Perché concentrarci sugli allevamenti intensivi?

4. Variazioni sul Tema

5. Impegno per il massimo del cambiamento

6. Ostacoli

7. Restare in salute

8. Abbattere lo stereotipo

9. La vita di un attivista = una vita degna di essere vissuta

10. Versione stampabile

1. Prefazione

Le persone che riescono a rendere il mondo un posto migliore sono gli studiosi della natura umana. Essi comprendono che ciascuno di noi possiede una propria natura intrinseca e che ciascuno è stato cresciuto secondo determinati dettami e preconcetti. Nel corso del tempo, impariamo nuove “verità” e ne abbandoniamo altre, trasformando così la nostra mentalità, i nostri principi e i nostri valori.

Pur ammettendo che il nostro sistema di valori cambi con il passare del tempo, la maggior parte di noi crede fermamente che le proprie attuali opinioni siano quelle “giuste” - le proprie convinzioni siano ben fondate, le proprie azioni giustificate. Ognuno di noi vuole pensare di essere una brava persona. Anche quando, anni dopo, ci ritroviamo a riflettere sulle nostre passate convinzioni con un certo senso di confusione, è raro ci venga da pensare che forse, un giorno, ci sentiremo allo stesso modo verso la nostra attuale mentalità.

Gli attivisti più efficaci sono quelli che comprendono che le visioni personali sono sempre in evoluzione e accettano come non sia possibile cambiare le idee di tutti. Per quanto elegante un'argomentazione possa essere, un cambiamento reale e duraturo avviene solo quando gli altri sono lasciati liberi di esplorare nuove prospettive. Purtroppo non esiste alcuna formula magica per fare in modo che ciò accada. Il modo più semplice per incoraggiare gli altri ad aprire il loro cuore e la loro mente è avere noi stessi cuore e mente ben aperti, confidando nel nostro potenziale di crescere e imparare. La sincerità e l'umiltà sono qualità essenziali per un attivista, poiché nessuno di noi possiede tutte le risposte.

Da anni mi sforzo di accantonare tutto ciò che credo di “sapere”, al fine di trovare ciò che è davvero importante. Sono arrivato a capire che praticamente ogni nostra azione può essere ricondotta a due impulsi: da un lato il desiderio di autorealizzazione e di felicità, dall'altro il bisogno di evitare o alleviare la sofferenza. Questa è chiaramente una schematizzazione, ma ci consente di evitare ogni confusione, fornendoci un metro chiaro per giudicare le conseguenze delle nostre azioni e per misurare il nostro impatto.

Nel suo libro Painism, Richard Ryder fa notare come “Al suo estremo, il dolore è più potente di quanto il piacere potrà mai essere. Il dolore prevale sull'individuo in modo molto più penetrante di quanto il piacere domini il dolore”. Per questo motivo, sono convinto che ridurre la sofferenza è ciò che di meglio si può fare, e deve rimanere il nostro punto fermo.

2. Principi dell'Attivismo

Se stai leggendo questo saggio è perché ciò che ti preoccupa va ben oltre il tuo immediato benessere. La domanda è: come possiamo noi fare la differenza in un mondo in cui la sofferenza è così capillarmente diffusa?

Una comprensione elementare della natura umana mostra come tutti noi abbiamo una predisposizione verso il conosciuto e l’immediato. La maggior parte delle persone che si impegnano a migliorare il mondo si concentra su ciò che gli è più vicino, sia a livello geografico che biologico. Molto spesso, anche coloro che guardano oltre la specie tendono a concentrarsi su ciò che è familiare o fantastico, così che gran parte delle risorse è spesa per gatti, cani, specie in via di estinzione, o campagne rivolte ad animali di alto profilo.

Inoltre ognuno di noi vuole vedere i propri sforzi realizzarsi in qualcosa di concreto, tutti desideriamo sentirci “vittoriosi”. Spesso non importa nemmeno quanto sia significativo l'obiettivo raggiunto – o se davvero il mondo ne abbia tratto beneficio. Importa solo che si sia compiuto qualcosa di tangibile.

La presa in esame di queste predisposizioni e il nostro obiettivo di ridurre la sofferenza hanno portato varie organizzazioni per la protezione animale a formulare due principi guida per massimizzare il bene che riusciamo a fare:

Accantonare i preconcetti. Invece che concentrarci su ciò che ci attira o offende personalmente, mettiamo alla prova noi stessi approcciandoci all'attivismo attraverso un'analisi precisa del mondo per come esso è, battendoci al solo scopo di alleviare il più possibile ogni sofferenza.

Riconoscere che le risorse e il tempo a nostra disposizione sono estremamente limitati. Scegliere di fare una cosa significa necessariamente scegliere di non farne un'altra, è inevitabile. Invece di “fare qualcosa, qualunque cosa”, allora, ci sforziamo di dedicarci esclusivamente ad azioni che porteranno verosimilmente alla riduzione della sofferenza.

3. Perché concentrarci sugli allevamenti intensivi?

Sulla base di questi due principi ci concentriamo sulla denuncia delle crudeltà degli allevamenti e macelli industriali, fornendo alle persone informazioni trasparenti su come prendere decisioni compassionevoli.  L’enfasi che mettiamo sull’importanza di un’alimentazione etica deriva dai principi menzionati, non viceversa. Non c’è filosofia, stile di vita o dieta che abbia valore di per sé. Piuttosto, è importante promuovere un’alimentazione cruelty-free poiché ci permette di alleviare la sofferenza il più possibile, per le seguenti tre ragioni:

I Numeri. Novantanove animali su cento uccisi annualmente nel mondo sono uccisi per il consumo alimentare. Si tratta di oltre settanta miliardi di animali, allevati e uccisi ogni anno per il mercato alimentare.

La Sofferenza. Se questi miliardi di animali vivessero felici e in salute e fossero uccisi in modo veloce e indolore, la nostra primaria preoccupazione per la sofferenza ci porterebbe a concentrare i nostri sforzi altrove. Ma gli animali allevati e uccisi per cibo patiscono crudeltà indicibili. La parte più difficile del parlare in difesa di questi animali è descrivere la sofferenza che essi sono costretti a patire: la mancanza di spazio, il sovraffollamento, il fetore, il chiasso, gli estremi sbalzi di temperatura, gli attacchi e il cannibalismo, la fame e l'inedia, la malattia, la mutilazione, le ossa fratturate e gli organi precari, etc. In tutta serietà, ogni anno, centinaia di milioni di animali – molti più del numero complessivo di animali uccisi per pelliccia, nei canili e nei laboratori – non riescono neppure ad arrivare al momento del macello. Soffrono davvero da morire.

L’Opportunità. Se non ci fosse nulla da fare per questi animali sofferenti – se tutto ciò stesse accadendo in una terra lontana, fuori dal nostro raggio di azione – ancora una volta, il nostro centro di attenzione sarebbe un altro. Tuttavia, mettere a nudo l'industria animale e sostenere la necessità di una dieta etica è di gran lunga lo strumento migliore per cambiare il mondo in meglio. Non è necessario ribaltare un governo. Non dobbiamo rinunciare alla vita moderna. Non dobbiamo vincere un'elezione o convincere il Parlamento della validità delle nostre posizioni. Non dobbiamo fondare né gruppi né campagne. Ogni giorno, le decisioni di ogni singola persona vanno a toccare la vita degli animali da allevamento. Informare e ispirare le persone ad aprire il loro cuore e la loro mente affinché prendano decisioni compassionevoli porta a ridurre considerevolmente il numero di animali sofferenti.

Praticamente chiunque desidera un mondo migliore. Ci opponiamo all'ingiustizia e alla violenza e tutti vorremmo fare qualcosa per fermarla. Cosa possiamo fare per la fame e l'AIDS nell'Africa sub-sahariana? Possiamo donare soldi, scrivere lettere, o provare a convincere il governo a intervenire e offrire maggiore sostegno. Tutti questi sforzi, per quanto in buona fede, sono ben distanti dal generare un impatto proporzionato e a lungo termine.

Un attivismo mirato ed efficace, invece, ci consente di ottenere un riscontro immediato e profondo ogni giorno. Impedire che gli animali vengano fatti riprodurre per gli allevamenti può non sembrare un obiettivo particolarmente eccitante o motivante, specialmente se paragonato alle situazioni di emergenza dei singoli animali o all'urgenza di una recente tragedia. Eppure, se il nostro obiettivo è quello di ridurre per quanto possibile la sofferenza, dobbiamo ottimizzare l'impatto che abbiamo; attraverso il nostro impegno ogni singola persona che incontriamo è una potenziale vittoria!

4. Variazioni sul tema

Per quanto la logica appena delineata possa apparire semplice, non ci siamo certo arrivati da un giorno all'altro. Prima che ci sforzassimo di massimizzare il nostro impatto, io (Matt Ball, NdR) e Jack Norris eravamo fedeli alla filosofia del “fare qualcosa, qualunque cosa”, nel tentativo di combattere tutti i tipi di sfruttamento animale attraverso diverse forme di attivismo – dalla stesura di lettere per una campagna a innumerevoli proteste e tutto ciò che sta nel mezzo, compresa la disobbedienza civile. 

Esistono diversi modi per esporre la realtà degli allevamenti e promuovere il vegetarismo. Vegan Outreach (associazione fondata da Matt Ball e Jack Norris, NdR) cerca di raggiungere il numero più alto possibile di nuove persone attraverso i nostri opuscoli illustrati, i quali forniscono resoconti dettagliati e documentati sulla realtà della moderna industria agroalimentare, nonché informazioni utili e schiette su scelte di vita compassionevoli. Allo stesso modo, l'opuscolo della Christian Vegetarian Association,Would Jesus Eat Meat Today? (it. Gesù mangerebbe carne al giorno d'oggi?), riesce a raggiungere moltissime persone di religione cristiana. Ciò consente alla CVA di comunicare con un pubblico su cui altri tipi di strategie potrebbero risultare assai meno efficaci.

Altre associazioni si concentrano sul potere dei filmati video, come ad esempio Meet Your Meat (meat.org). Certi gruppi riescono ad impadronirsi di spazi sulla televisione ad accesso gratuito. Alcuni attivisti espongono video per strada i quali presentano un messaggio forte, attraendo persone che ignorerebbero altrimenti la persona che distribuisce i volantini. Anche Internet sta fornendo nuove entusiasmanti opportunità. Molti gruppi regionali mettono a disposizione importanti risorse e informazioni, dalla pubblicazione di guide allo shopping e al mangiare fuori, all'organizzazione di raduni sociali e alla costruzione di una comunità di sostenitori.

Abbiamo bisogno dello sforzo di tutti se vogliamo vedere realizzarsi dei cambiamenti il prima possibile. C'è molto da fare: dobbiamo raggiungere e influenzare coloro che potrebbero essere disposti a diventare vegan; raggiungere e influenzare coloro che potrebbero essere disposti a diventare vegetariani; raggiungere e influenzare coloro che magari non vogliono diventare vegani adesso, ma potrebbero ridurre il consumo di carne o smettere di acquistare carne dagli allevamenti intensivi – e supportare queste persone nel loro percorso di apprendimento e crescita.

Estendere il proprio raggio d’azione a tutti questi tipi di audience è indispensabile se vogliamo aiutare una società vasta e sfaccettata a evolvere verso una nuova norma etica. Nessuna singola tattica e nessun singolo messaggio sarà ottimamente efficace per tutti. Questo è il motivo per cui Vegan Outreach produce varietà di letteratura – i nostri opuscoli Compassionate Choices (il meno grafico, con la copertina più simpatica; utile per dimostrazioni, chiacchierate, stand espositivi, volantinaggio), Even If You Like Meat (messo a punto principalmente per il volantinaggio nelle università), Why Vegan? (per le situazioni in cui le persone non siano scoraggiate dalla parola “vegan”) e Guide to Cruelty-Free Eating (con informazioni nutrizionali dettagliate e consigli su come sostenere la causa). Con questi strumenti, chiunque, in qualunque situazione, può diventare un validissimo difensore dei diritti animali.

5. Impegno per il massimo del cambiamento

Vegan Outreach lavora per il massimo del cambiamento – la più grande riduzione della sofferenza per dollaro donato e per ora di lavoro – presentando un messaggio ottimale per il nostro pubblico di riferimento. Chiaramente, se avessimo a disposizione un budget illimitato, potremmo fornire messaggi personalizzati per tutti, ma dal momento che disponiamo di risorse limitate, preferiamo concentrare le nostre forze sui giovani adulti – soprattutto studenti universitari – e questo per tre ragioni principali:

Disponibilità e capacità di cambiare. È ovvio che non tutti i giovani siano disposti a smettere di mangiare carne. Ma rispetto alla popolazione vista nel suo insieme, questa è l'età in cui le persone tendono ad avere più ampie vedute, oltre a trovarsi in uno stadio della vita in cui non si è poi così limitati da genitori, tradizioni, abitudini, etc.

Impatto totale del cambiamento. Ammesso e non concesso che giovani e anziani abbiano la stessa probabilità di cambiare, nel corso della loro vita i giovani salvano molti più animali. Non solo hanno più pasti davanti a sé, ma hanno anche più opportunità di influenzare gli altri.

Possibilità di raggiungere un ampio numero di persone. Che ci si trovi in un college o fuori da un concerto, investendo relativamente poco tempo, un attivista ha la possibilità di passare una copia di Even If You Like Meat o di Compassionate Choices a centinaia di ragazzi che, altrimenti, non avrebbero mai occasione di leggere un'argomentazione così convincente a favore della compassione.

Scegliere il messaggio ottimale è di vitale importanza. Molti sono dell'opinione che bisognerebbe appellarsi all'interesse personale, attribuendo alla dieta vegana grandiosi benefici per la salute. Considerate, tuttavia, quanti soldi e quanto tempo sono già stati spesi dalle più rispettate organizzazioni per la sanità, nel tentativo fallito di convincere le persone a integrare semplicemente più frutta a verdura nella propria alimentazione. Oltretutto, nel sostenere che il veganismo prevenga/favorisca la reversione di malattie cardiache o che la carne provochi il cancro al colon fa correre il rischio che, di contro, vengano fatti esempi di vegani morti a causa delle stesse malattie, o si ribatta che la soia causi il cancro al seno, che la dieta Atkins si sia dimostrata migliore, che le persone con un determinato gruppo sanguigno non possano diventare vegetariane. La verità di fondo non conta: la gente comune crederà alle affermazioni a sostegno dello status quo, seguendo così il percorso meno impegnativo.

Se si chiede alla persona media che cosa consideri importante, la risposta “salute” verrebbe assai prima della preoccupazione per i diritti animali. Come attivisti a difesa dei diritti animali, tuttavia, non siamo certo qui per rinforzare preoccupazioni e pregiudizi già radicati nelle persone. Il nostro obiettivo è piuttosto quello di rivelare verità nascoste e fare in modo che persone aprano il loro cuore e la loro mente all'idea di espandere il proprio cerchio di considerazione. Se quasi nessuno volta le spalle a un grafico statistico sugli attacchi di cuore o relativo al consumo di acqua, sono invece in molti a distogliere lo sguardo dai video sull’industria della carne poiché, a differenza di statistiche astratte sulla produzione di rifiuti o sui tassi di cancro, l’evidenza della crudeltà non può essere dibattuta, né ignorata, né dimenticata; essa provoca un grande e personale impatto emotivo, scatenando una reazione reale.

Denunciare le condizioni degli allevamenti e dei macelli di certo non persuaderà chiunque immediatamente, ma è molto meglio che il 95% delle persone si giri disgustato dall'altra parte mentre il 5% apre il proprio cuore al cambiamento rispetto a una situazione in cui tutti annuiscano in accordo per poi continuare ad andare al McDonald a mangiare la “salutare” insalata di pollo.

Malgrado gli sforzi di migliaia di persone nel corso dei decenni, cercare di fare presa su tutti non ha mai funzionato. È ora di rinunciare una volta per tutte all'idea che possa esistere un discorso impeccabile e indiscutibile che convinca magicamente tutti a diventare vegani.

Se il nostro scopo è quello di batterci per i diritti animali, questo è proprio quello che dovremmo fare – perché funziona! Far notare come il consumo di carne causi inutile sofferenza è onesto, schietto e incontestabile. Mostrare alla gente le tristi condizioni degli animali da allevamento è un modo altamente efficace di dare adito a un cambiamento fondamentale e duraturo. Più e più volte, la scoperta dell'innegabile crudeltà riservata agli animali negli allevamenti ha dimostrato di essere il motivo più convincente per cambiare la dieta delle persone – e per mantenere il cambiamento – oltre ogni condizionamento di gruppo, ogni tradizione, ogni moda dell'ultimo minuto, etc. Grazie al nostro continuo sforzo di mostrare la condizione degli animali, di anno in anno si sta diffondendo sempre più consapevolezza: gli allevamenti intensivi – sconosciuti ai più fino a solo vent'anni fa - sono ormai comunemente additati come abomini morali, con iniziative di ballottaggio, leggi, riforme d'azienda che aboliscono gli abusi più osceni. Di anno in anno, centinaia dei nostri attivisti che distribuiscono opuscoli riscontrano nel pubblico un interesse crescente per il nostro materiale. Riceviamo regolarmente feedback come “Non avevo idea di cosa stesse accadendo! Grazie infinite per avermi aperto gli occhi”.

Eppure, ci sono ancora molte, moltissime persone da raggiungere. Il modo più facile per trasmettere informazioni alle persone è di mettere in mostra scorte di opuscoli sulla promozione della dieta a base vegetale: nelle biblioteche, negozi di dischi e librerie, cooperative e negozi alimentari, caffetterie e ristoranti che simpatizzano per la causa.

La gioventù, tuttavia, è dove gli animali hanno assolutamente più chance. Il programma di Vegan Outreach “Adotta un College”, un network di attivisti che distribuiscono volantini in campus locali (nonché a concerti e altri luoghi di incontro), serve a raggiungere metodicamente il nostro audience primario. Questo è il primo piano sistematico a livello nazionale per creare il massimo del cambiamento presentando la situazione degli animali alle persone più ricettive. Noi sappiamo che questo funziona, e tu puoi unirti a coloro che fanno parte di questo potente, efficiente ed efficace movimento. Non hai bisogno di iniziare un gruppo o fondare un sito internet, o organizzare alcunché - devi solo prendere seriamente la sofferenza e dedicare parte del tuo tempo o dei tuoi soldi per fare la differenza; noi procureremo tutto il materiale e l’assistenza di cui hai bisogno. Prendere e andare a fare volantinaggio per la prima volta potrebbe intimidire, ma la maggior parte degli attivisti si scordano del proprio nervosismo una volta distribuiti i primi due o tre volantini. Ti diranno anche quanto il volantinaggio possa essere gratificante, il che rende ancora più facile iniziare.

6. Ostacoli

Chiunque sia vegetariano da più di 5 minuti sa bene quali siano i molti ostacoli che frenano le persone dal riconoscere la sofferenza degli animali: abitudini, tradizioni, gusto, familiarità, pressione sociale, etc. La maggior parte della gente cerca solo una scusa per tenerci a distanza. Consapevoli di questo, non possiamo permettere a nessuno di ignorare l’inutile e terribile sofferenza che ha luogo negli allevamenti intensivi e nei macelli.

Se davvero vogliamo essere efficaci in nome degli animali, è fondamentale che impariamo a riconoscere ed evitare le trappole più comuni. Ricorda: il nostro messaggio è semplice. Non dobbiamo distrarre le persone offrendogli ogni singola informazione contro il consumo di carne solo perché noi la riteniamo valida. E nemmeno dovremmo affrontare questioni marginali, poiché spalancherebbero la strada a infiniti dibattiti su Gesù e la moltiplicazione dei pesci, sull’aborto, sulla politica, sulle isole deserte, sull’evoluzione, sul livello di colesterolo del nonno, etc. Nessuno di questi argomenti può invalidare il fatto che mangiare gli animali causi inutile sofferenza. 

Similmente, non possiamo permetterci di montare un caso utilizzando fonti discutibili. Gli allevamenti intensivi e i macelli sono nascosti all’occhio del pubblico, e la macchina comunicativa dell’industria nega le crudeltà intrinseche del settore (“Gli animali vengono trattati bene, i macelli sono sottoposti e regole severe”): il pubblico non è indotto a credere il contrario solo perché lo diciamo noi. Abbiamo il dovere di presentare loro informazioni ben documentate - ricavate direttamente dall’industria o da fonti rispettabili e imparziali - e mostrare foto e video incontestabili.

È inoltre di estrema importanza prendere in considerazione come il pubblico reagirà a una determinata informazione. Non è importante che NOI riteniamo valida un’argomentazione, non è importante la reazione che NOI speriamo di suscitare nel pubblico, non possiamo fare affermazioni che possano essere in alcun modo “fraintese”, poiché anche quelle riprese da fonti altamente rispettate possono avere disastrose ripercussioni. Ad esempio, argomentazioni di natura salutistica e ambientalista che prendono di mira soprattutto il manzo e la carne rossa, vengono spesse accolte dal pubblico come motivo per mangiare più pollo.

La nostra attenzione deve rimanere sempre sugli animali, non su di noi o sulla dieta che seguiamo. Le nostre scelte non devono essere difese; il nostro stile di vita non è fine a se stesso. Vivere in modo etico non significa seguire dei dogmi, e neppure avere una lista di ingredienti proibiti. È solo uno strumento per contrastare la crudeltà e ridurre la sofferenza. Ricorda, il nostro obiettivo non è trovare modi di esprimere la nostra rabbia per i maltrattamenti subiti dagli animali, o mostrare quanto siamo intelligenti e illuminati. Il nostro obiettivo non è riuscire ad avere l’ultima parola con un “carnivoro”. Vogliamo che le persone aprano il loro cuore e la loro mente sulla condizione degli animali. 

Il tutto è semplificato come segue: Comprare carne, uova e prodotti caseari provoca inutile sofferenza. Possiamo scegliere di non provocare questa sofferenza.

7. Restare in salute

Mentre facevamo volantinaggio nei college di tutto il paese verso la metà degli anni ‘90, Jack si sentiva spesso dire “Ho provato a essere vegetariano per un po’ di tempo, ma non mi sentivo in forma”. Questo commento, riscontrato ancora oggi da chi svolge attività di volantinaggio, è in netto contrasto con la teoria supportata da molti attivisti, secondo cui “il vegetarismo è una dieta fenomenale e la carne è un veleno mortale”. 

Anche un argomento salutistico moderato fa difficilmente presa sulle persone - soprattutto i giovani. Il fattore salute è ancora peggio di un uso improprio delle nostre limitate risorse. Quando declamiamo gli strabilianti benefici di una dieta a base vegetale spesso il pubblico ci percepisce come propagandisti poco onesti. Questo va a scapito degli animali, poiché a quel punto le persone tendono a rigettare l’intera causa. I pochi che proveranno una dieta a base vegetale solo perché incuriositi dalle sue “magiche proprietà” l’abbandoneranno probabilmente molto presto a meno che non perdano subito peso, o si sentano subito più energici etc. Diranno poi a tutti quanto sia stato terribile provare ad essere vegetariani, e quanto si sentono meglio adesso che hanno ricominciato a mangiare carne. Un solo vegetariano mancato può spazzare via gli sforzi di molti attivisti.

L’argomento nutrizionale tradizionalmente presentato dai vegetariani era così scarso che nel 2001 Jack è diventato un dietologo certificato solo per poter essere in grado di valutare in prima persona le ricerche svolte e fornire valide raccomandazioni. Se vogliamo dare il nostro meglio per gli animali, abbiamo il dovere di imparare a fornire informazioni complete ed imparziali sull’alimentazione etica, comprensive di relative incertezze ed eventuali questioni problematiche.

8. Abbattere lo stereotipo

All’interno della società, l’idea stereotipata dell’“animalista” costituisce un ostacolo significativo alla diffusione del messaggio e al cambiamento. Il termine “Vegano” non ha più bisogno di essere spiegato. Sfortunatamente la parola è spesso usata per identificare una persona giovane, fanatica e asociale. Finora questa caricatura ha permesso che il veganismo non venisse considerato  - e tantomeno adottato - su larga scala.

L’immagine del “vegano arrabbiato” ha purtroppo delle basi reali. Non solo ho conosciuto molti vegani ossessivi e misantropi, sono io il primo ad esserlo stato. La mia rabbia e la mia arroganza hanno fatto sì che tantissime persone potessero avere la scusa di continuare la propria vita ignorando la realtà nascosta dietro le loro scelte alimentari. 

È del tutto comprensibile che si provino emozioni violente come disgusto e indignazione dopo aver scoperto cosa succede negli allevamenti intensivi e nei macelli. Il punto però non è capire cosa sia necessario, ma cosa può aiutare gli animali nel concreto. Ho conosciuto centinaia di attivisti infuriati che insistevano nel dire “Liberazione animale a tutti i costi! Sono disposto a fare tutto!”, eppure poche di queste persone sono ancora attive, e la liberazione animale rimane un lontano futuro.

Se davvero vogliamo avere un impatto profondo e duraturo dobbiamo imparare a gestire le nostre emozioni in modo costruttivo. Chiediamoci:

  • Siamo disposti a dare una direzione alla nostra passione, o lasceremo che essa ci comandi?
  • Siamo disposti a mettere gli animali al primo posto, prima del nostro interesse personale?
  • Siamo disposti a dedicarci in modo serio e sistematico a un’azione efficace?

Non è abbastanza essere vegani, o essere dei ferventi attivisti. Dobbiamo sempre ricordarci lo scopo ultimo: ridurre la sofferenza ed essere l’opposto dello stereotipo vegano. Così come vogliamo che la gente guardi oltre la soddisfazione a breve termine, le abitudini e le tradizioni, anche noi dobbiamo riuscire a superare il nostro dolore e la nostra indignazione per mettere in pratica azioni di difesa efficaci. Dobbiamo imparare come farci amiche le persone e come influenzarle positivamente, così da lasciargli il ricordo di una persona gioiosa che conduce una vita appagante e piena di significato. 

9. La vita di un attivista = una vita degna di essere vissuta

Non sto cercando di dire che dovremmo fare finta di essere felici. Piuttosto, dovremmo provare ad esserlo davvero!

Basta dare una breve scorsa alla storia per constatare come la società sia avanzata solo nell’arco degli ultimi secoli. Il concetto di democrazia è stato avanzato per la in Grecia più di 2000 anni fa, ma è solo nel Settecento che si è vista la prima parvenza di un sistema democratico. Solo alla fine dell’Ottocento la schiavitù è stata ufficialmente abolita nei paesi sviluppati. Solo nel corso degli ultime centinaia d’anni il lavoro minorile è stato abolito, la violenza sui minori condannata. Solo in anni recenti alle donne è stato consentito di votare e alle minoranze etniche di avere maggiori diritti.

Molte persone hanno lavorato instancabilmente per fare avanzare l’umanità dal punto di vista etico. Dato il numero di individui che soffrono e la ragione per cui il tutto viene nascosto, credo fermamente che la liberazione animale costituisca l’imperativo morale del nostro tempo. Se prendiamo seriamente la sofferenza e ci impegniamo per un’azione efficace, anche noi possiamo apportare un cambiamento profondo. Possiamo constatare grandi progressi già solo nell’ultimo decennio: l’interesse pubblico per le condizioni degli animali da allevamento, la condanna degli allevamenti intensivi, così come la comparsa di molte opzioni vegan o vegan-friendly sul mercato. La nostra attenzione, gli strumenti utilizzati e i progetti portati avanti sono migliorati considerevolmente.

La liberazione animale può essere il futuro. Così conclude un articolo del magazine The Economist: “Storicamente, la sfera etica dell’uomo si è ampliata mano a mano che l’ignoranza si affievoliva, prima oltre la famiglia e la tribù, poi oltre religione, razza e nazione di appartenenza. Portare anche altre specie all’interno di questa sfera potrebbe sembrare impensabile per l’opinione pubblica. Un giorno, fra decenni o forse secoli, sarà considerato niente più di un atteggiamento civile”.

Possiamo essere la generazione responsabile di questo ulteriore progresso etico. Dovremmo solo gioire all’idea di avere la libertà e la possibilità di fare parte di qualcosa di così profondo, qualcosa di radicalmente buono. Non posso immaginare una vita più gioiosa e piena di significato!

Meno di quattrocento anni fa, la Santa Inquisizione condannò Galileo alla prigione per aver fatto notare come la Terra non si trovi al centro dell’universo. Grazie ai nostri sforzi, prima o poi la società comprenderà che l’uomo non è al centro dell’universo morale, e guarderà con orrore e disgusto all’attuale sfruttamento degli animali per consumo alimentare. Questo può essere il secolo in cui la società smetterà di torturare e uccidere i nostri compagni terrestri per un piacere del palato momentaneo. 

Sta a noi farlo succedere.

Non abbiamo alcuna scusa per aspettare - abbiamo la conoscenza, gli strumenti, e soprattutto possediamo la verità. Prendere posizione contro la crudeltà inflitta agli animali richiede solo la nostra volontà.

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